NEET. Giovani che non studiano e non lavorano. Perchè?

NEET. Giovani che non studiano e non lavorano. Perchè?

Alessandro Rosina, docente dell’università di Milano, nel suo ultimo libro, risponde ad alcune domande sui ragazzi che né studiano né lavorano. Quali sono le cause di questa condizione? Qual è il vissuto dei ragazzi?

NEET. Giovani che non studiano e non lavorano. Come si è arrivati a questa situazione e come se ne esce? Parte da queste domande il libro-inchiesta di Alessandro Rosina.

Vagano senza meta, senza aver chiaro il loro ruolo nella società e nel mercato del lavoro, sempre più disincantati e disillusi, con il timore di essere marginalizzati e di dover rinunciare definitivamente a un futuro di piena cittadinanza. Sono i Neet (acronimo inglese per Not in Education, Employment or Training), i giovani che non studiano e non lavorano: un fenomeno in crescita allarmante, tanto che si comincia a parlare di loro come di una ‘generazione perduta’. Questo spreco di potenziale umano ha un costo rilevante, sul piano sia sociale sia economico, perché le nuove generazioni sono la componente più preziosa e importante per la produzione di benessere in un Paese. Come si è arrivati a questa situazione? Come la vivono i giovani? E come se ne esce?

Parte da queste domande il libro-inchiesta di Alessandro Rosina. Il suo sguardo lucido e acuto individua le responsabilità dei vari attori istituzionali, economici, sociali (dalla scuola al sistema produttivo, alla famiglia, ai mass media…) svelando inefficienze e limiti. Poi, indicatori ufficiali e dati di ricerche scientifiche alla mano, disegna un percorso di riscatto possibile, che passa attraverso il cambio di atteggiamento verso le nuove generazioni, l’attenzione ai talenti giovani, l’investimento nelle nuove competenze, il sostegno dell’intraprendenza. Per arrivare un giorno non lontano a dire: «C’erano una volta i Neet…».

NEET. Giovani che non studiano e non lavorano. Un fenomeno in crescita allarmante, tanto che si comincia a parlare di loro come di una ‘generazione perduta’.

Il libro NEET. Giovani che non studiano e non lavorano (ed. Vita e Pensiero), recente lavoro di Alessandro Rosina dell’Università Cattolica di Milano, si presenta come un volume sintetico che vuole fornire ai non esperti del settore alcuni strumenti per approfondire il fenomeno dei NEET (Not in Employment, Education or Training), posto da qualche anno al centro delle riflessioni sulla condizione giovanile e sul mercato del lavoro italiano.  

Esso tenta di colmare una lacuna editoriale, ovvero di fornire un testo documentato, ma non specialistico, per superare la superficialità di numerose descrizioni giornalistiche che utilizzano il termine “NEET” in modo sensazionalistico, clonandolo dai rapporti statistici e dalla letteratura sociologica. Il libro di appena cento dodici pagine si presenta infatti come un’agile compendio del dibattito italiano sul tema e fornisce al lettore alcuni agevoli punti di accesso per approfondire il tema, nonché una bibliografia di base utile anche ai giovani studenti di scienze sociali. La base di dati utilizzata è il Rapporto giovani 2014 dell’Istituto Toniolo e nell’appendice vengono spiegate in modo chiaro le diverse categorie analitiche per la misura e l’interpretazione del concetto di NEET e della disoccupazione giovanile.

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