Innovazione e insuccesso nel Sociale.

Innovazione Sociale e Non.

L'innovazione, in parole e azioni, è stata un vitello d'oro del mondo degli affari per decenni. Aziende come Apple e Google hanno avuto grande successo per il loro impegno incessante nell'introdurre nuovi servizi, prodotti, metodi e strategie. 

In tutti i settori dell'economia, l'innovazione è stata rappresentata come la soluzione teorica adatta a tutte le sfide, con poche discussioni, su costi (sociali), impatti (sociali), sostenibilità (sociale). Per contaminazione, l'innovazione si declina nel sociale da un solo punto di vista : "il welfare non è più sostenibile? Innovare". "Riduzione del budget? Innovare!" ."Serve un nuovo approccio politico al tema? Innovare!".

Quindi partiamo già male. Prima di tutto l'innovazione (Google e Apple insegnano) dovrebbe introdurre nuovi servizi, prodotti, metodi e strategie.

E, a seguire, sappiamo che l'innovazione per quanto intrigante e necessaria, è molto più facile a dirsi che a farsi. In altre parole, dobbiamo sapere quanto  possa essere dura l'innovazione in ogni possibile contesto del settore sociale.

Per provare qualcosa di nuovo, bisogna essere disposti anche a non portare a casa tutti gli obiettivi programmati. A sperimentare e valutare.  Per molte organizzazioni no profit, sperimentare e fallire, è qualcosa di più di un risultato scomodo e doloroso: non è accettabile perché grave e pericoloso.

Per tre enormi motivi:

1. Non c'è Ricerca nel Sociale. Dove sono le Università, i Centri di Ricerca, le Accademie? Cosa studiano, che modelli sociali stanno implementando? E sopratutto cosa insegnano? Altro che fallimenti, non ci sono tentativi, esportazione di buone prassi, non c 'e' Ricerca. 

Sono istituzioni che non falliscono, semplicemente perché non innovano. E se non lo fa chi istituzionalmente è preposto a farlo, da dove può arrivar l'innovazione? 


2.   Etica sociale e la sporadicità dei finanziamenti. Per innovare se stesso e i servizi che eroga, il no profit rischia "soldi" che usualmente servono per gestire iniziative sociali. Quindi qualsiasi tipo di fallimento è percepito come servizi meno efficaci, spreco di fondi, poco impatto sociale, ecc. Tutto sulla pelle di chi più ha bisogno. E' una grave responsabilità.

Ma questo conflitto etico non deve trasformarsi in una scusa per accontentarsi dello status quo. La quotidianità può sembrare troppo importante per rischiare fallimenti a breve termine, ma la loro incidenza non deve impedire di sperimentare e innovare, con la prospettiva di avere risultati e successo a lungo termine. 

Nella speranza che il mantenere lo status quo non sia frutto della sola pigrizia.

3.   Reputazione sociale. Una preoccupazione incombente e sempre presente è come il rischio e il fallimento possano avere un impatto negativo sull'opinione di utenti dei servizi e finanziatori.

Fallire e ammettere di non aver ottenuto risultati metterà in dubbio abilità, competenze o persino il valore del lavoro che si sta facendo?  Se non mostriamo "successo" abbastanza velocemente, non importa quanto piccolo, quale sarà in futuro dell'organizzazione?

Queste sono domande, molto reali, che consigli di Amministrazione e Presidenti delle organizzazioni sociali si pongono quotidianamente.  

Ci sono molte altre ragioni per cui l'innovazione nel settore sociale è difficile. Ma trovare modi per fare piccoli passi per superare la paura del rischio può portare a sperimentazioni più audaci e, in definitiva, a risultati più grandi e migliori.