Il progetto nasce da un’idea semplice ma rivoluzionaria: la tecnologia non deve solo rendere la casa più “comoda”, deve renderla più umana.
Spesso, quando si parla di disabilità o fragilità, la paura più grande è quella di dover lasciare i propri spazi, i propri ricordi e la propria quotidianità per trasferirsi in strutture specializzate. Il progetto Autonomie Abitative di Yellow Boat nasce proprio per offrire un’alternativa concreta a tutto questo: permettere alle persone di continuare a vivere a casa loro, in sicurezza e con la massima indipendenza possibile.
Non una “Smart Home”, ma una “Care Home”
Abbiamo voluto superare il concetto tradizionale di domotica – quella che serve ad accendere le luci con la voce o ad alzare le tapparelle per comodità. La nostra è una Domotica Assistiva: una tecnologia “gentile” e discreta che si adatta ai bisogni di chi abita la casa, e non viceversa.
Il progetto trasforma l’abitazione in un guscio protettivo e intelligente. Non si tratta solo di sensori o dispositivi, ma di creare un ambiente capace di “sentire” e prevenire i rischi, garantendo serenità sia a chi ci vive, sia alle famiglie.
Un lavoro di squadra: Persone, non solo Tecnologia
La vera forza di Autonomie Abitative non sta nell’hardware, ma nelle relazioni. Per costruire questi nuovi Percorsi di Vita, abbiamo messo allo stesso tavolo figure che solitamente non si parlano: il progettista tecnico lavora fianco a fianco con l’assistente sociale, il system integrator dialoga con la famiglia e con la persona fragile.
Al centro del progetto c’è una figura chiave: il Tutor a distanza. La tecnologia, infatti, non sostituisce il rapporto umano, ma lo potenzia. Grazie a tablet e sistemi di comunicazione semplificati, la persona non è mai sola: il Tutor è una presenza costante ma non invadente, un punto di riferimento raggiungibile con un tocco, capace di coordinare gli aiuti e offrire compagnia.
L’obiettivo: Sicurezza e Relazione
Il progetto risponde alle grandi sfide del PNRR per l’inclusione e la coesione, ma il nostro traguardo va oltre i requisiti normativi. Vogliamo combattere due nemici: il pericolo fisico e la solitudine. Attraverso la “casa cablata” e i supporti da remoto, garantiamo la sicurezza fisica (rilevamento cadute, fughe di gas, anomalie), ma soprattutto sosteniamo la socialità. Perché abitare in autonomia non significa isolarsi: significa avere gli strumenti per restare connessi con il mondo, con i propri affetti e con la comunità.
Autonomie Abitative è questo: un progetto che unisce muri, bit e cuore per restituire alle persone la libertà di dire “sono a casa”.
